Il Palazzo del Governo di Grosseto

Il Palazzo del Governo di Grosseto, mia prima sede di servizio.
Notizie sulla realizzazione del Palazzo e curiosità.

 

LucioParigi

La costruzione del Palazzo del Governo di Grosseto si inserisce nel clima di profonda trasformazione, da grosso borgo contadino a cittadina, che investe l’abitato di Grosseto nel periodo intorno agli anni Venti del Novecento. Realizzato sulla piazza Umberto I, attuale piazza F.lli Rosselli, eletta a spazio rappresentativo del potere istituzionale.

Il Palazzo del Governo è il risultato di una nutrita serie di progetti redatti a partire dal 1917. Una prima soluzione, elaborata dall’ing. Luciani con un preventivo di spesa di £ 180.000 per gli espropri e le demolizioni necessarie, collocava il Palazzo sul lato sud dell’area antistante la piazza Vittorio Emanuele, nel cuore del centro antico. Adottando un linguaggio classicista di stampo neo-cinquecentesco, la costruzione si configurava su tre piani f.t. più un sottotetto, con un prospetto principale inquadrato da lesene binate e scandito da cinque assi di aperture incorniciate poggianti su fasce marcapiano e portale centrale centinato con poggioletto superiore. Nell’agosto 1917, tuttavia, verificata -secondo una Relazione del febbraio 1919- la non disponibilità di un’area libera all’interno delle mura e la conseguente, eccessiva spesa per i necessari espropri e demolizioni, l’ubicazione del Palazzo fu spostata al “resede delimitato dal Piazzale Umberto I, la via Provinciale Emilia e la Via Rosellana”, cioè nel sito attuale, in relazione anche alle disposizioni del nuovo Piano Regolatore, mentre l’incarico della progettazione veniva affidato all’Ingegnere Capo della Provincia. I disegni dettagliati delle piante, degli alzati, delle decorazioni e dei materiali, venivano trasmessi al Presidente della Provincia affinché fossero vagliati ed eventualmente modificati “da un provetto architetto, evitando così brutture architettoniche in un edificio la cui costruzione raggiunge una spesa certamente elevata”, precisamente stimata in 468.500 lire più 50.000 lire per l’espropriazione dell’area.

Questa, della superficie di circa 2534.21 mq, viene espropriata per ragioni di pubblica utilità nel febbraio 1919.

Nello stesso tempo, il 16 febbraio 1919, l’Amministrazione Provinciale decideva di indire un concorso pubblico (nell’immagine a lato) , in cui veniva lasciata ai progettisti la sola scelta dello stile architettonico. Il concorso vide, alla scadenza del 30 aprile 1919, la partecipazione di un solo concorrente, contrassegnato con il motto “Italia”, il cui progetto venne tuttavia respinto e l’incarico affidato all’ing. arch.Vincenzo Fasolo di Roma.

Bando

Divisi in lotti, i lavori vennero finanziati in una prima fase con un mutuo di 805.900 lire concesso dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri ; entro il gennaio 1922 erano stati portati a termine le opere di fondazione ed il piano seminterrato fino alla quota di spiccato del piano terreno, mentre l’arch.Fasolo proponeva modifiche distributive e una diversa intonazione di stile nell’elaborazione dei fronti. Sulle proposte Fasolo si espressero l’ing. Capo dell’Ufficio Tecnico Bartalucci e il vice capo ing. Valentino Nelli con rapporti datati 10 e 11 gennaio 1922 , in seguito ai quali la Deputazione deliberò la liquidazione dei lavori fino ad allora eseguiti dal progettista e l’opportunità di avvalersi del “parere sereno ed obiettivo di un Architetto di indiscusso valore” per lo studio e la redazione del progetto esecutivo. Escludendo la scuola di Roma per la presenza, al suo interno, dell’ing. Fasolo in veste di assistente, la richiesta venne inoltrata alle Scuole di Applicazione per Ingegneri di Bologna, Milano e Torino.

Tra i professori dichiaratisi disponibili all’incarico venne prescelto l’arch. Muggia di Bologna, che con deliberazione n 46 del 1 febbraio 1922 venne nominato ad esprimere il proprio, autorevole parere sull’estetica architettonica e sulla distribuzione interna del costruendo Palazzo. Con atto deliberativo del 21 dicembre 1922, lo studio del progetto esecutivo venne dunque affidato all’arch. Muggia con il raddoppio del preventivo di spesa di £ 2.500.000 stimato dal Fasolo. Nel 1923 risulta, infine, che l’incarico del completamento del Palazzo è affidato all’arch. Vittorio Mariani di Siena, voluto dal vice capo ing. Valentino Nelli, direttore del Sindacato Ingegneri.

 

Esaminati entro il settembre 1923, i progetti, Mariani avrebbero dovuto rispettare la spesa stabilita in 2.500.000 lire, di cui più di 525.000 già impiegate, e la necessità di utilizzare l’edificato per la successiva fase di costruzione.

Progetto

Il progetto del palazzo approvato il 21 dicembre 1922

 

Nella valutazione del progetto, rispondente alla realizzazione attuale, appare viva la preoccupazione di accordarsi al vicino edificio delle Scuole Normali e Convitto e di corrispondere alla “grandiosità” della piazza : semplificato nelle linee, reso volumetricamente più compatto e interpretato con un sobrio quanto monumentale linguaggio di ispirazione neo-classica con elementi decorativi e qualificanti limitati alla zona centrale del prospetto, il Palazzo si mostrava “degno della sua destinazione” presentando “nel suo insieme il carattere di edificio pubblico”.

 

AppenaTerminati

Il palazzo appena completato

La direzione del cantiere fu tenuta dall’ing. Nelli che controllò strettamente l’aspetto estetico-architettonico apportando modifiche e variazioni ovunque ritenesse necessario, estromettendo totalmente il progettista dalla fase realizzativa e relegandone la figura a quella di semplice disegnatore con il compito di trasferire alle diverse maestranze gli esecutivi delle parti decorative, che risultano comunque variate nella costruzione.

 

 

 

Il Palazzo venne inaugurato nel 1927 alla presenza di Sua maestà il Re Vittorio Emanuele III, l’evento è documentato da alcune foto dell’epoca.

 

Inaugurazione_2

 

 

Inaugurazione_1

 

 

 

 

Annunci

Articoli Recenti